Guido Reni (attr; Bologna 1575 - 1642)
Ritratto di Beatrice Cenci

1599

olio su tela

cm 64,5 x 49

Palazzo Barberini

Inv: 1944

Una lunga e fortunata tradizione ha riconosciuto in questo ritratto le fattezze di Beatrice Cenci, la giovane parricida processata e decapitata a Roma nel 1599 e che Guido Reni avrebbe immortalato in carcere pochi istanti prima dell’uccisione.
La fanciulla si è appena voltata verso di noi, con uno sguardo supplichevole e innocente che, meglio di qualsiasi racconto, ci ricorda il suo tragico destino.
Dopo anni di soprusi, tenuta prigioniera in un castello con i fratelli e la matrigna, organizza con essi l’uccisione del padre, il conte Francesco Cenci, uomo dissoluto e depravato, cercando di far passare l’accaduto come semplice incidente. Le indagini che seguono per far luce sulla vicenda, le confessioni estorte con torture e un processo segnato da vizi di forma, portano alla sentenza di morte emanata dal pontefice Clemente VIII. L’esecuzione avviene l’11 settembre 1599, di fronte a Castel Sant’Angelo, con enorme partecipazione di popolo, contrario a una sentenza capitale ingiusta e impietosa. Si narra che alla decapitazione abbia assistito anche Caravaggio, come testimonierebbe il quadro di Giuditta e Oloferne.
Il dipinto fa parte della collezione della famiglia Barberini dal 1818.
Nei decenni successivi all’acquisizione, gli stranieri in visita a Roma si faranno appositamente accompagnare a Palazzo Barberini per vedere il volto della giovane, condannata per essersi ribellata alle violenze fisiche e sessuali del padre.
Scrittori del calibro di Shelley, Stendhal, Artaud, ne faranno un’eroina romantica, fragile e coraggiosa.